Si ringrazia per questo testo mao-t; un’emozionante riflessione su due scelte di vita.

le bare non viaggiano col biglietto
La prima: continui col lavoro.
Adesso sei contento, vai a lavoro e guadagni un bel po’. Parli di ragazze e calcio, di monili e di come ottimizzare la catena di montaggio col boss.
Piano piano però subentrerà la noia, parlerai meno di ragazze e più del tuo tempo perso, delle cose che non fai. Il tuo capo prima di chiederà di stare un’ora in più e poi ti chiederà il “sacrificio” di rimanere una domenica si e una no.
Il nervosismo ti sommergerà, ma arriverà lei a sollevarti il morale. Temporaneamente.
Prima i pompini saranno divini, l’amore ti farà spuntare un paio di ali con le quali svolazzerai a lavoro contento e con le mutandine macchiate di bianco.
Ma, anche qui, subentrerà la noia. Sarai sposato e due bambini che frignano ti gireranno attorno rubandoti tutto il tempo.
Hai 45 anni. Le rughe invadono il tuo viso. Le mani, ormai logore del lavoro sono grosse e stanche. I figli crescono, e ti chiedono sempre più soldi.
Tua moglie è diventata grassa e intrattabile, sei ormai anni che non assapori un abbraccio da parte della donna che un tempo amavi e ti amava.
Il lavoro ormai è automatizzato, ti alzi sempre allo stesso orario da anni, torni a casa stanco e affamato e ogni giovedi ti aspetta il polpettone che tanto odi, solo che non lo puoi dire perchè all’inizio del tuo matrimonio le avevi detto che ti piaceva tanto per non farle un dispiacere.
Hai 70 anni. Le ossa scricchiolano, la mente vacilla, i polmoni chiedono pietà per il pacchetto di sigaretta mattutino. Sei in pensione, e ormai anche la nuova routine è diventata noiosa. All’inizio pensavi che farsi la passeggiata al parco fosse un’emozionante avventura, uno svago tanto atteso, invece è ogni giorno un colpo al cuore. Troppi giovani che corrono, e troppi culi di ragazze ventenni non fanno altro che ricordarti che sei al tramonto del viaggio.
Hai 78 anni. Le pareti bianche della stanza e l’odore di alcool invadono i tuoi sensi. L’ago nel braccio ormai è diventato parte del tuo corpo. Tua moglie se n’è andata da un pezzo, e attendi in maniera spasmodica una visita dei tuoi figli, che si fanno attendere. Troppo.
Chiudi gli occhi. E’ finita.
La seconda: parti per l’amazzonia
Hai raccolto quello che potevi. Stringi il biglietto nella mano destra e lo mostri all’addetta del check in. Un bel sorriso è stampato in faccia.
Tra un po’ di ore respirerai un’aria mai respirata prima. I motori si riscaldano, l’accelerazione preme sul tuo petto e senti le orecchie tapparsi.
Ti riposi.
Hai 26 anni. Ormai è da tempo che vivi in Amazzonia. Hai imparato a vivere, a conoscere l’ambiente. Ogni albero sta costruendo la sua storia dentro la tua mente, ogni radice svela i suoi sapori nel tuo palato, ogni sorgente ti presenta i suoi fruitori.
Il vigore della giovane età ti permette di emulare le scimmie straordinariamente bene, ormai fai parte del mondo che ti circonda.
Passi le giornate intrecciando liane e costruendo trappole per sfamarti. Ogni tanto vai nel villaggio vicino al grande albero, una sequoia che potrebbe raccontarti mille vite, per stare in compagnia con gli indigeni e di Sirjia (Grande chioma sopra e sotto), una ragazza che ha rubato il tuo cuore da tempo ormai.
Hai 30 anni, decidi di chiedere al capo tribù, e padre di Sirjia, la mano della ragazza. Lui dice che prima devi dimostrare il tuo valore, il tuo coraggio.
Vuole che trovi ed uccidi Basjili, la grande tigre bianca che spaventa e spadroneggia nella foresta.
Decidi di accettare, ti prepari con arco, frecce e il fido Machete(uno dei pochi oggetti della civiltà ormai dimenticata).
Parti la mattina presto, quando Basjili esce per cacciare. Ti avventuri nel territorio di caccia della bestia, i tuoi passi sono felpati e svelti, passi capaci di sorprendere anche la più attenta delle prede.
Scosti un ramo quando una enorme coda bianca ondeggia a pochi metri dalla tua faccia, è lei.
Il muso rosso del sangue della colazione della tigre non ti spaventa, “salto e mi aggrappo al collo, un bel taglio netto della giugulare dovrebbe bastare” pensi.
Salti. Ma la tigre è svelta. Si gira, una zampata in pieno petto lacera i muscoli limitandoti i movimenti. Il dolore è lancinante.
Mentre trovi le forze per alzarti senti gli artigli affondare nella coscia. Non hai il tempo di urlare che la bestia affonda i suoi canini nel collo, strappandotelo quasi tutto.
Il sangue zampilla. Gli occhi si spengono, guardi le cime degli alberi sovrastate dalle enormi nuvole. L’aria più pura che tu abbia mai respirato fa il suo ultimo viaggio verso i polmoni ormai quasi fermi.
Ma il sorriso che avevi all’inizio del viaggio ritorna.
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